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  • Grazia

AMARE

Mis à jour : févr. 10

Nel suo libro «AMARE» Alain Héril ci spiega che ci sono mille modi di amare. Amare se stessi, amare gli altri (coppia, famiglia, amici, parenti, fratelli degli altri) e amare la vita anche. Ma anche che per arrivare ad una felicità possibile, c’è un cammino da fare di sé all’altro, agli altri.

Ciò che è certo è che noi umani vogliamo più di tutto amare ed essere amati.

All’inizio del suo libro parla del mito di Aristofane (Platone, Il Banchetto). Aristofane racconta che in altri tempi, la natura degli esseri umani non era quella che è ora. Aveva tre specie. Il maschio, composto da un uomo doppio, la femmina, composta da una donna doppia e l’androgyne composto da un uomo e da una donna. Queste tre specie erano di forma rotonda, con 4 braccia, 4 gambe e una sola testa composta da 2 facce opposte. Questi esseri erano forti e vigorosi e scalarono i cieli per attaccare gli dei. Zeus, per punirli, decise di tagliarli in due e di girargli la faccia dal lato del taglio affinché la vista della loro punizione li rendesse più modesti. Si dice che da allora gli umani conoscono il « desiderio » e cerchino disperatamente la loro «metà» per unirsi e colmare le loro mancanze.

Questo mito viene a dirci che siamo esseri « desideranti » (ed è fantastico !) ma anche che la ricerca della «nostra metà» sarebbe in realtà una ricerca di completezza, al fine di trovare ciò che ci manca. (In qualche modo la ricerca della perfezione) Anche oggi la nostra società e la nostra cultura ci dicono che senza «la nostra metà» siamo incompleti. Il problema è che noi diamo per scontata questa idea. È ovviamente una credenza limitante. Tutti noi crediamo che l’incontro con l’amore e l’essere una coppia sia l’obiettivo più importante della nostra esistenza. Non abbiamo bisogno di nessuno per essere felici. Non abbiamo bisogno di essere completati, siamo già persone complete, con tutti i nostri difetti e le nostre qualità. E affidarsi completamente all’altro sarebbe una follia.

L’amore non è nell’altro, ma dentro di noi. Siamo gli unici che possono svegliarlo. E quando sarà sveglio, potremo condividerlo.

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